Al suo posto nella storia

  • L’Osservatore Romano
  • 23. Januar 2026
  • Mauro Mantovani

Biblioteche come ponti: storia di un manoscritto Palatino latino ritrovato

La biblioteca nell’immaginario comune è un luogo che evoca silenzio, immobilità e una dimensione quasi atemporale. Chi studia i manoscritti che le biblioteche conservano, invece, è abituato a immergersi in epoche ben precise e a intraprendere percorsi movimentati, seguendo le tracce dei passaggi tra committenti, copisti e miniatori, tra un possessore e l’altro, tra collezionisti, acquirenti e donatori. E anche i fondi che tecnicamente vengono denominati «chiusi», ovvero provenienti da collezioni storiche preesistenti, sono tutt’altro che immobili. La Biblioteca Apostolica Vaticana proprio in queste settimane ha acquistato un manoscritto che ne costituisce un esempio. Ecco in breve la storia dell’acquisizione di un volume riemerso sul mercato antiquario, importante sia in sé, per i testi che veicola, sia per l’appartenenza a un fondo storico conservato in Vaticana.

Gli ultimi giorni del 2025 il direttore dell’Universitätsbibliothek di Heidelberg, dottor Jochen Apel, insieme alla dottoressa Karin Zimmermann, direttrice della Sezione manoscritti, ha contattato la Vaticana scrivendo a me e alla dottoressa Claudia Montuschi, direttrice del Dipartimento Manoscritti, per richiamare l’attenzione su un manoscritto in vendita presso la libreria Inlibris di Hugo Wetscherek, a Vienna. Abbiamo notato subito un elemento inequivocabilmente riconoscibile, un tipo di legatura diffusa nel fondo dei Palatini, con il ritratto dell’Elettore Palatino Ottheinrich, la data (1556) e il suo motto M(it) D(er) Z(eit). Da quel momento abbiamo cominciato a indagare il contenuto e la corrispondenza del volume con gli inventari antichi, con i documenti relativi alla storia del fondo e con le edizioni dei testi.

Si tratta di un manoscritto cartaceo (mm 248 x 196/209), dell’inizio del secolo XVI, di 115 fogli (più due fogli di guardia ottocenteschi), copiato da più mani, contenente le vite dei santi Ciriaco, Gallo, Mauro abate, Goar, Burcardo vescovo di Worms, e l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono. Di area germanica (forse Worms), a giudicare anche dalla scelta dei testi agiografici, per i quali il codice costituisce un testimone raro.

Oltre che dal punto di vista testuale, il manoscritto è rilevante anche per il fatto di essere ricollocabile in un fondo conservato in Vaticana. Dopo alcune verifiche, è risultato identificabile con quello che era segnato Pal. lat. 851 e che successivamente era stato segnalato come mancante. Era giunto in Vaticana dopo un lungo viaggio coordinato dallo Scriptor Graecus Leone Allacci, nel 1623, insieme agli altri volumi della Bibliotheca Palatina donati dal duca Massimiliano I di Baviera a Gregorio XV in segno di riconoscenza per il supporto ricevuto durante la Guerra dei trent’anni. La memoria della donazione è incisa in un’imponente epigrafe visibile nella Galleria di Urbano VIII, oggi nei Musei Vaticani.

La storia biblioteconomica dei Palatini, dall’arrivo in Vaticana alla loro sistemazione provvisoria fino a quella definitiva, è ricostruibile attraverso gli inventari ancora presenti nelle revisioni dei manoscritti tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, dal 1798 il volume è indicato come mancante, insieme ad altri. Una data che farebbe pensare alle requisizioni dei francesi (1797-1813), quando furono prelevati dalla Vaticana circa 500 manoscritti, ma il nostro codice non risulta coinvolto. Potrebbe essere dunque uscito dalla Vaticana in altro modo, tra la metà e la fine del Settecento, forse attraverso un prestito, come anche altri due manoscritti Palatini latini. Aspetti, questi, che saranno chiariti dalla pubblicazione di uno studio di Claudia Montuschi, attualmente in corso.

Sono i fogli di guardia, affollati da segnature, ex libris, annotazioni, a raccontarci la storia successiva, attestando i passaggi tra vari collezionisti: Frederick North, quinto conte di Guilford (1766-1827), sir Thomas Phillips (1792-1872), Maurice Burrus (1882-1959), oltre alle vendite all’asta.

Un’operazione culturalmente e scientificamente importante, portata a termine in pochi giorni grazie al lavoro che il personale della Biblioteca Vaticana, dell’Universitätsbibliothek di Heidelberg e della libreria Inlibris ha condotto con prontezza, sintonia e professionalità. L’intento che animava tutte le persone coinvolte era il medesimo: porre il manoscritto a disposizione degli studiosi in una biblioteca, e in particolare in quella che conserva il fondo di appartenenza.

La Biblioteca Vaticana è in costante dialogo con diverse istituzioni per promuovere lo studio e la ricerca. Il ponte tra la biblioteca tedesca e la Vaticana risale a qualche secolo fa, come si è ricordato, ed è stato costantemente rinnovato nel tempo attraverso celebrazioni e progetti scientifici: dalla partecipazione, voluta da Leone XIII, alle celebrazioni per i cinquecento anni della fondazione dell’Università di quella città, nel 1886, a quelle di cento anni dopo, quando fu allestita una grande mostra di volumi nella Heiliggeistkirche, fino a tempi recenti. Nel 2010, quando la Vaticana diede avvio alla campagna di digitalizzazione dei manoscritti (DVL, digi.vatlib.it), il progetto pilota fu proprio quello condiviso con l’Universitätsbibliothek di Heidelberg (Bibliotheca Palatina — digital: https://digi.ub.uni-heidelberg.de/de/bpd/index.html); anche il Pal. lat. 851 comparirà presto su entrambe le biblioteche digitali, dove le riproduzioni sono accessibili gratuitamente. Nel 2024, inoltre, la biblioteca di Heidelberg era tra i partecipanti all’incontro internazionale Conservata et perlecta aliis tradere. Libraries in dialogue promosso dalla Vaticana, importante occasione di confronto e di progettazione.

Oggi la ricollocazione di un manoscritto nel fondo a cui esso apparteneva, messo a disposizione degli studiosi che potranno consultarlo e confrontarlo con altri Palatini, è stata resa possibile da un confronto autentico e dai passi compiuti insieme e con una prospettiva comune, al di là di ogni confine geografico e storico. Storie che continuano a incontrarsi, come tante altre, nel servizio che la Vaticana svolge per l’umanità.